"L'ultimo azulejo" di Erica Bianchi e Simona Meroli
- exlibrislibri

- 18 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 3 dic 2025
Ciao a tutti!
Dopo qualche giorno un po’ malandato (complice il Covid), sono felice di parlarvi di un libro che mi ha davvero scaldato il cuore:
"L' ultimo azulejo" di Erica Bianchi e Simona Meroli, edito da Ikonos editore.
Voglio innanzitutto ringraziare le autrici per avermi inviato la loro proposta: ho apprezzato moltissimo il loro press kit letterario, studiato nei minimi dettagli per la comunicazione editoriale (sinossi, biografie, contatti).
Spesso si sottovaluta quanto l’accuratezza di una presentazione sia importante, a volte persino più del testo stesso.
È stata proprio l'accuratezza che ho percepito in ogni riga della loro proposta a spingermi a leggere il romanzo.
L’ultimo azulejo di Erica Bianchi e Simona Meroli è un’immersione in tutti i modi in cui l’arte e la sua bellezza possono salvare le persone, anche dalle ferite più profonde. La narrazione, poetica e molto introspettiva, si snoda tra le viuzze di Marvendal, una cittadina immaginaria del Portogallo.
Qui vive Gaspàr, un artista in apparenza burbero e scontroso, tra i più noti esperti dell’arte degli azulejos. Una delle cose più belle del leggere è che ti permette di imparare: mi sono documentata su questi elementi tipici dell’arte decorativa portoghese, scoprendone la raffinatezza e la simbologia. Gli azulejos, con le loro sfumature essenziali di blu, azzurro e bianco, sembrano riflettere proprio l’anima di Gaspàr introverso, chiuso in sé stesso, ma capace di creare meraviglie nel silenzio del suo laboratorio.
L’artista trascorre le sue giornate immerso nella creazione di questi piccoli capolavori e nelle conversazioni con Gabriel, un novizio. Le loro vite scorrono tranquille come acque placide, finché non compare Amaya, una giovane professoressa e critica d’arte che vive in Italia.
Amaya rimane profondamente colpita dalla bellezza delle opere di Gaspàr. Forse perché, da bambina, custodiva un frammento di azulejo, al quale si ispirava per inventare storie. Decide così di portare i suoi alunni in gita in Portogallo, per poterli ammirare dal vivo: qui, riesce a ottenere grazie a Gabriel un'intervista a Gaspàr, di solito restio a incontrare i critici d'arte. Gaspàr rimane colpito da Amaya e, almeno all'inizio, non riesce a spiegarsi il perchè: acconsente ad accogliere gli alunni nel suo laboratorio e a spiegare loro l'arte della creazione dell'azulejo.
In effetti, per Amaya quel frammento non è per lei solo un pezzo di terracotta: rappresenta la memoria di un’infanzia trascorsa accanto alla madre, Nina, e la ricerca di un padre mai conosciuto.
Il romanzo ripercorre con intimità e poesia il concetto di identità: gli azulejos nella storia diventano un simbolo che va al di là della loro funzione decorativa, perché riflettono le emozioni e la storia di chi li ha creati e di chi li guarda.
L’arrivo di Amaya in Portogallo segna l’inizio di una profonda crisi, ma anche di una rinascita per Gaspàr e Gabriel, che dovranno finalmente confrontarsi con sé stessi: Gaspàr imparerà a fare i conti con il suo passato, ad aprirsi al mondo e ad accogliere il nuovo, non nascondendosi più dietro l’arte, che ha usato a lungo come paravento; Gabriel, invece, affronterà il confronto tra la fede e la vita terrena, alla ricerca di un equilibrio tra la sua vocazione e l'amore.
"L'ultimo azulejo" è un romanzo profondamente introspettivo, ma al tempo stesso illuminante: come una decorazione dipinta a mano, fine e fragile, Erica e Simona tratteggiano le vite dei tre protagonisti. Ho sentito una profonda empatia verso Amaya, intensa e pura, capace di andare al cuore delle delle cose. Lei che, come me, in qualche modo è stata salvata grazie ai suoi racconti, alla sua fantasia.
È una lettura breve, ma molto significativa.
Per me è un inno alla ricerca dell’identità e alla bellezza delle cose rotte che, a volte, possono ricomporsi e tornare a essere più belle di prima.
In ogni pagina ho sentito il respiro della rinascita nella nuova tecnica sperimentata da Gàspar, nell'entusiasmo di Amaya per l'arte e nella mitezza della fede di Gabriel.
Ogni libro arriva a noi nel momento giusto: in questi giorni in cui sono stata costretta al riposo questa lettura è stata un'occasione per guardarsi dentro e riscoprirsi.
Vi lascio con una citazione che mi ha particolarmente colpita:
"Non tutti ne sono coscienti, ma le parole che scegliamo raccontano molto di chi le pronuncia: parole ovvie e scontate, parole discrete, di coraggio, parole d'amore. Ci sono parole appena sussurrate e parole gridate con rabbia; parole ricercate o buttate al vento. Un aspetto che pochi considerano è il loro peso specifico, perché ogni parola ne possiede uno. Possono consegnare messaggi di grande speranza, ma in un attimo possono anche rendersi sciape e inconsistenti. O possono essere un vero macigno e colpire, schiacciare, disilludere."
Grazie ragazze per questa opportunità,
Ex libris






Commenti