Riflessione notturna
- exlibrislibri

- 24 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Ho aperto questa pagina e questo blog da pochissimi mesi e ultimamente ho parlato con alcuni utenti di questa comunità.
È un'esperienza meravigliosa, per una lettrice solitaria, scoprire che esistono anime affini che possono risuonare anche a distanza.
In questo, i social hanno un grande pregio che devo riconoscere.
Quando ho cominciato, non ero certa che avrebbe funzionato. Non lo sono neanche adesso, in parte, perché non avendo una formazione letteraria ogni volta che leggo un testo (specialmente quello inviato da esordienti), mi sento troppo poco competente per poter maneggiare i sogni altrui.
"Io? Furbizia e tanti libri... ci sono cose piu importanti" per citare la battuta di un film che sicuramente conoscete tutti.
Ho letto tanto, tantissimo. Sto cercando di documentarmi nei ritagli di tempo, ma basta? Sono autrice anche io quindi so cosa significa scrivere e quanto è difficile per un autore,
quanta fatica costi. La nostra vita è costellata di rifiuti, porte in faccia, delusioni e io sono la prima a temere a volte di non essere compresa: tant'è vero che non ho mai postato niente di mio, a parte una poesia.
Eppure c' è qualcosa che mi spinge a continuare. Non so spiegarvelo, o forse sì: molto semplicemente, non riesco a farne a meno. Da un po' sono ossessionata dall'idea che l'unica dimensione che ci appartenga veramente, quella su cui abbiamo controllo, è il presente e che ci devo credere fino in fondo qui e ora. Non ha senso e non è giusto rinnegare questa parte di me che ho tenuto sopita per anni, non c'è più tempo per i quasi sogni, per le cose a metà, per i "vorrei ma non posso", per i " poi lo farò".
È tutto difficile. Oggi più che mai, avere empatia e sensibilità, quella scintilla di visionario, di sognatore, avere un po' la testa fra le nuvole, viene visto piu come un minus che come un dono. Se non monetizzi, se non serve a concludere qualcosa di materiale, non ha senso.
Però io sono così, lo sono sempre stata: ho una passione per le cause perse e non ci posso fare niente.
Forse perché, pur avendo conosciuto la malvagità umana nella sue forme piu violente e terrificanti, continuo ad ancorarmi all'idea che, anche negli abissi più profondi, il bene genera sempre il bene.
Che siamo fatti di spirito, che questa profonda ricchezza immateriale esiste e che ogni volta che facciamo qualcosa con dedizione, amore, volontà, l'Universo, Dio, il Destino, la Natura o chi vi pare (perche sì, credo anche qualcosa di piu della dimensione umana ci sia, anche se non ho ben capito cosa) ci ascolta e ci risponde... magari non con la rapidità dei tempi che speriamo, ma con quello di cui abbiamo davvero bisogno.
Noi possiamo piantare il seme. Non possiamo sapere se l'albero crescerà rigoglioso o se il fruscello verrà spazzato via alla prima tempesta, però possiamo scegliere di averne cura al meglio delle nostre possibilità.
Ma se il seme non lo pianti, l'albero non crescerà mai.
Ecco, avere cura. Manca anche questo, oggi. Il coraggio di assumersi le responsabilità, i rischi. Il coraggio di fermarsi e andare a fondo, quando tutto scorre frenetico in superficie.
Oggi più che mai assistiamo a tempi in cui non si vuole più pensare. Si spegne tutto e basta, come un interruttore... pure l'umanità.
Censuriamo tutto perché fare i conti con la propria interiorità, con i propri sentimenti è difficilissimo. Non accettiamo il fatto che non possiamo direzionarli come ci pare e piace.
Non sappiamo accettare l'idea di fallire... come se il nostro valore dipendesse solo da quanto è alto il nostro stipendio o da un 30 all'università.
Io penso che l'errore sia parte della condizione umana, è un meccanismo insito nella specie, serve a farla adattare e a sopravvivere al mondo esterno. Quello che fa la differenza in natura non è l'errore, ma come si reagisce all'errore. Sono le nostre scelte, per quanto possano sembrare piccole e insignificanti, a fare la differenza.
A dire chi siamo veramente.
Tutto questo per raccontarvi di me e forse anche per chiarire a me stessa il motivo che mi ha spinto a iniziare. Eh sì, ho la testa dura. Ci è voluta un po' di maieutica per sviscerarlo, ma va bene così.
Mi fermo, perché mi rendo conto che questo flusso di coscienza non è forse così lineare e sensato.
A presto,
Ex libris

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