"I girasoli di Rebecca" di Morena Terenzi
- exlibrislibri

- 6 dic 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Oggi è un giorno importante, perché con “I girasoli di Rebecca” chiudiamo il primo trimestre di recensioni del blog.Per quanto piccolissimo e in salita, posso dire di essere felice di aver iniziato questo percorso. Nonostante i momenti di sconforto (perché vorrei tanto che questo spazio dedicato agli esordienti avesse molta più visibilità, ma non riesco come vorrei), non mi pento di aver creato questo blog e penso che la mia fortuna più grande sia quella di potermi immergere nelle vostre storie.
Sapete, io ho sempre pensato che tutto accada per un motivo. E che a volte, nei dinieghi, ci sia un senso più profondo, una prospettiva che non riusciamo a cogliere nell’immediato, ma solo dopo, quando ci voltiamo indietro.Morena Terenzi non era stata selezionata quando avevo aperto al primo giro di collaborazioni, perché ancora non ci conoscevamo. Avevo scelto un’altra autrice, che però poi non mi ha più mandato il suo libro.
Così mi sono ritrovata con un posto libero. Stavo pensando di aspettare fino a dicembre per avere notizie dall’autrice scomparsa e poi eventualmente riaprire le candidature per una lettura sola, quando tra i messaggi mi arriva la proposta di Morena. E subito, nella copertina del suo libro, mi salta all’occhio un dettaglio: i girasoli della copertina e del titolo.

L’autrice non lo sa, ma anche per me i girasoli hanno un significato particolare. Nel novembre del 2019 ho perso mia nonna materna (la donna che mi ha cresciuto come una seconda mamma) per un cancro. In quell’ultima estate del 2019, mentre andavo a trovarla in ospedale, davanti a un chiosco di fiori vidi dei girasoli stupendi, i suoi fiori preferiti.
Ricordo bene che esitai parecchio, prima di comprarli: i girasoli sono simbolo di gioia, vitalità, positività. Una parte di me si disse che forse non erano propriamente adatti a una malata oncologica terminale, ma d’altronde quale fiore lo è? Così l’istinto, prepotente, mi spinse ad acquistarli e a portarglieli.Non lo rimpiansi, perché mia nonna fu felicissima di riceverli. Fu un momento bellissimo e tremendo insieme, perché ricordo che proprio in quell’occasione mi regalò il denaro necessario per comprare i biglietti del treno (allora ero studentessa squattrinata e fuorisede), per permettermi di tornare a trovarla per l’ultima volta.
Non sono credente, o meglio, non lo sono nel senso canonico del termine. So solo che quando mia nonna poi è andata via, ho scritto una poesia intitolata I girasoli, che potete trovare scorrendo nelle foto di Instagram. E quella è la mia preghiera per lei. Il mio modo di ricordare mia nonna, i suoi girasoli.
Potete immaginare quindi quale morsa mi sia stretta dentro quando ho letto il titolo e ho capito di cosa parlava il libro che mi stava proponendo l’autrice. Mi sono detta che quel segno non poteva essere casuale, e una parte di me ha sperato (lo dico senza remore) che davvero l’altra autrice selezionata non si facesse più viva, così da poter dare posto a Morena.E così è andata. Il primo giorno di dicembre ho chiesto all’autrice di inviarmi la copia.
“I girasoli di Rebecca” è un libro brevissimo, ma denso di emozioni. Ho pianto, e non è qualcosa che mi accade spesso leggendo: mi è capitato forse solo un paio di volte (e leggo da quando ho memoria).Non solo perché conosco molto bene il senso di impotenza e abbandono che accompagna la perdita di una persona cara, sia per esperienza personale, che professionale. Ma perché ho rivisto in Morena lo stesso amore che ho io per mia sorella minore (a cui, per inciso, ho dedicato anche io il mio primo romanzo).
L’autrice scrive di sua sorella Rebecca e ripercorre con semplicità, poesia e grazia quegli attimi di vita quotidiana, quei frammenti di giorni che magari sottovaluti, ma che una volta persa una persona a cui vuoi bene, pagheresti oro per riavere, anche solo per un istante. Coglie ogni dettaglio di Rebecca: il modo in cui amava i caffè espressi, le canzoni in spagnolo, le risate e i rossetti che nascono da due ciliegie, il profumo delle domeniche che iniziano dalla mamma in cucina. Perché è così che tutti funzioniamo quando amiamo qualcuno: finiamo col ricordare anche le sue sfumature più minute, quelle in apparenza insignificanti, che nemmeno noi pensavamo di conoscere, ma che rendono la persona amata ineguagliabile ai nostri occhi e danno un senso alla nostra esistenza. E lo afferma la stessa autrice, quando a un certo punto scrive: “Chi vede la luce nelle piccole cose, illumina il mondo intero.”
Si parla troppo poco dell’amore tra fratelli e sorelle. Io l’ho scoperto tardi con mia sorella (ha sette anni meno di me), e il nostro legame è nato a un prezzo altissimo, che nessuna famiglia dovrebbe mai sperimentare e che non mi sento di raccontare in questa sede. Ma nonostante tutto sono felicissima del nostro rapporto e lei, oggi, è tutto ciò che ho, insieme a mia madre e mio marito. Per lei farei qualsiasi cosa: ringrazio l’autrice per avermelo ricordato con una semplicità di stile che è insieme disarmante e pura, proprio come il bene che vuole a sua sorella. Non si può restare indifferenti a ciò che scrive di lei.
Quest’opera così immediata e sensibile ha ingaggiato una sorta di lotta non violenta contro la corazza esterna di cinismo e black humor, un lato di me che forse non ho mai esternato su questa pagina (su cui mi sento più libera di essere fragile) ma che mi appartiene e uso spesso per esorcizzare e sopravvivere alla mia quotidianità. E alla fine, di fronte a questa dolcezza fragile e commovente, questo guscio si è sciolto come neve al sole.
Perché l’amore tra fratelli è un amore gentile e mite, magari meno esibito di quello tra genitori e figli, ma non meno profondo. E io ho sentito tutta l’intensità di quell’amore condensata in poche pagine. Ho visto la protettività e la delicatezza di una sorella maggiore nei disegni fini, nel tentativo di ritrovare e descrivere Rebecca tra le righe, nel bisogno nobile di renderla eterna con la scrittura, di farla conoscere a tutti.
Perché in fondo scrivere è anche questo: non dimenticare, mantenere vivo l’uomo attraverso la parola scritta. È un’idea presente da sempre, nella letteratura, e che perfino Dante riporta, quando incontra il suo maestro Brunetto Latini nel canto XV dell’Inferno:
“ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora, la cara e buona imagine paterna di voi quando nel mondo ad ora ad oram'insegnavate come l'uom s'etterna.”
Ritorna, anche ne “I girasoli di Rebecca”, il concetto dell’uomo che diventa eterno grazie alla scrittura.
Quando Rebecca, prima di partire per il suo viaggio, dice: “Seguo il sole. Tornerò con altri colori”, quegli “altri colori” io li ritrovo proprio nello scritto luminoso, delicato e pieno di speranza di Morena. Rebecca non l’ho mai conosciuta, ma mi sento di dire che sarebbe stata felicissima e onorata di leggere questo libro.
Ho sempre sostenuto che la scrittura sia uno dei mezzi più efficaci di autoanalisi. Ci consente di elaborare gli eventi del nostro vissuto, restituendoci alla vita meno ammaccati di prima. Ho visto tanta sublimazione nella gioia, nel messaggio si speranza e serenità che le parole dell’autrice evocano.
Non è facile affrontare la morte di una sorella in giovane età, ci vuole un immenso coraggio nel mettere a nudo un evento così difficile, esporlo in questo modo agli altri. Ma se si trova la forza di farlo è un grande esempio, un abbraccio simbolico e collettivo a chi sta vivendo eventi simili e non sa come uscirne. Del resto, Morena Terenzi lo scrive. Questo è un libro per i vivi, “per chi resta”. È una dedica alle vite di chi rimane che, come i girasoli, devono ritrovare il calore del sole, anche dopo aver attraversato un inverno rigidissimo.
Perché anche io sono convinta che chi ci ama, in fondo non ci abbandona mai del tutto. Come scrive l’autrice è sempre lì, in “quella sensazione inspiegabile, quasi quotidiana, di essere sfiorati. Non da vento, ma da presenza. Come se, attraversando una stanza, qualcuno stesse uscendo in quell’istante. Come se una porta si chiudesse da sola, ma in silenzio. E restasse il profumo”.
Siamo quindi alla fine. Il primissimo trimestre di recensioni è chiuso e ringrazio Morena Terenzi per aver condiviso questa storia con tutti noi.
Le candidature per le recensioni riapriranno il 15 gennaio, dopo la pausa natalizia.
Vostra,
Ex Libris.




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