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"L'ultima Sonata" di Barbara Bolzan e Marika Bernard

Immagine del redattore: exlibrislibri
exlibrislibri
6 set
Tempo di lettura: 7 min

Ciao a tutti!


Torno finalmente a scrivere una recensione, dopo tanto tempo.

Era giugno quando ho chiesto a Delrai edizioni di poter leggere "L'ultima Sonata" di Marika Bernard e Barbara Bolzan: pensavo di essere libera e di riuscire a finire in tempi brevi; non avevo la più pallida idea di quello che sarebbe accaduto da lì a poco tempo.


Non starò lì ad ammorbarvi con i dettagli (vi ho spiegato tutto nel post su IG, del resto) ma sono sorpresa.


È così strano tornare a essere me, dopo queste settimane. Sentire di nuovo fame senza vomitare, le energie che ritornano, il cervello che si sgombra.


In tutto ciò (questo non l'ho detto nel post), il 14 agosto ho perso anche mio nonno, per un'emorragia cerebrale.


È andato via così, dall'oggi al domani. Con me bloccata in casa per tutte le ragioni che sapete.


Non ho presenziato al suo funerale (allora non avevo finito tutti i controlli per via della pausa estiva di Ferragosto e non me la sentivo di scendere e rischiare un contagio di massa in treno o durante la cerimonia), quindi ho vissuto tutto il lutto a 800 km di distanza.


Ovattata.


Sì, questa è stata la sensazione di quest'estate tremenda che non vedo l'ora finisca.


Un bagno di ovatta. Un silenzio sordo, refrattario a ogni tentativo di armonia.


Ho passato giorni  chiusa in casa, con la paura di essere un pericolo per me, per mio figlio e per gli altri.

Ve lo dico non per fare la martire, sia chiaro. C'è in giro gente che ha croci ben piu grandi delle mie e ringrazio ogni giorno la buona sorte perché si tratta "solo" di un'infezione più o meno controllabile. Però è stata la prima volta dopo tanto tempo in cui non ho avuto proprio voglia di leggere nessun libro.


E, per corollario, non ho scritto neanche mezza riga.

Sì, avete capito bene. Mi sentivo fuori da me, dissociata, stanca, divorata dalla nausea e dalla paura.

Per la prima volta, ho pensato che i libri fossero inutili. Che non mi potessero aiutare, non in quel momento.


Poi è successo che un giorno mi sono svegliata e il caffè (decaffeinato eh, se no qui le mamme pancine mi crocifiggono), mi faceva meno schifo.

Sono passata dall'impasticcarmi 4 volte al giorno di Nuperal a 3 compresse al giorno. Sono due giorni che riesco ad arrivare alla cena senza vomitare nel post pranzo, praticamente un miracolo.



E ho sentito la voce di nonno, nella mia testa. Per giorni e giorni. Sì, nonno lo sa, hai ragione. Sono tutti dei gran pezzi di .... lì dentro, ma il rancore non ti porta a niente, Maria. La rabbia non costruisce, ti logori e basta.

Mi incazzavo con lui. Ci ho fatto una litigata infinita nella mia testa. Perche non lo accettavo, perché lo zittivo.


Perché lui lo doveva stringere in braccio il pronipote. Gli dovevo mandare la foto dell'ecografia, invece mio zio mi ha girato la foto dell'urna nel cinerario.



E che palle, nonno, però. Ci ho messo 32 anni a comprarmi una casa, dovevi salire su a vederla e mi sei finito in un coccio.

Ma va bene cosi, mi accetto così.


Perché io non sono facile al perdono, lo so. Ma gli voglio bene e lui lo sa. Talmente bene che ho pure pregato, sapete. O meglio, ho compreso perché l'essere umano spera nell'aldilà:perché accettare che l'amore incondizionato di cui mio nonno mi ha inondato per trent'anni si sia dissolto di colpo è qualcosa di molto duro da accettare.



Leggendo le righe di Marika e Barbara, mi sono ritrovata a pensare a me bambina. A tutto quello che ho sacrificato all'altare della medicina.

Ero una pianista, un tempo. Ho studiato pianoforte fino al compimento medio, 8 anno, ma non ho mai sostenuto l'esame, mi sono fermata prima.


Ho avuto un crollo, perché non riuscivo a conciliare le infinite ore di studio universitario con le infinite ore di studio per il pianoforte.

Così ho mollato il Conservatorio.


Forse è per questo che non leggevo. Perché sapevo che quel libro parlava di musica, era letteratura e io, in questi mesi, non sapevo piu chi ero. Perché ero fragile e avevo paura in un momento così pesante di rivivere quello che ho sempre considerato come un tradimento, un fallimento personale.

Poi mi sono detta che se tutto deve andare a farsi benedire, in fondo, ci andrà sia che io stia crocifiggermi sulle mie sventure e sui miei fallimenti, sia che io ci rida sopra.



Madre Natura, Dio, il Fato, chiamatelo come volete, è cieco. Non guarda in faccia nessuno.

E quindi ho letto. E ho messo pure una Consolazione di Listz, la numero 3, al pianoforte, in sottofondo.


Listz è conosciuto da tutti per il suo virtuosismo estremo e io gli ho sempre dedicato le mie peggiori e più sentite imprecazioni nei miei anni di studio, ma se ascoltate il brano, coglierete in lui una pace sconosciuta.

È il mio brano preferito del compositore. Non a caso scelsi di portarlo al compimento inferiore.

Listz era la voce di mio nonno in quel momento.

Leggevo di visioni e anche io avevo visioni, a mio modo.


"L'ultima Sonata" di Marica Bernard e Barbara Bolzan parte con la morte di un nonno  o meglio, di un bisnonno, Bismarco.

Coincidenze con la mia storia? Io non credo.

Tutti i parenti entrano in casa di BisMarco, incluso il pronipote, per "profanare la sua casa e fare man bassa dei suoi averi."



Poi accade che in quella soffitta (proprio quella in cui BisMarco non permetteva mai a nessuno di entrare) il bisnipote ci trova un violino.

E un violinista antico si libera al primo suono delle corde, prendendo possesso della mente e delle dita dell'incauto scopritore.


Il nipote di BisMarco (che in tutta la sua vita fino a quel momento aveva suonato solo il campanello) suona e in lui il violinista racconta in note tutta la sua tragica storia.


Ricordo bene il senso di astrazione che si prova suonando. Sei fuori dal mondo terreno e dentro a ogni minuscola forma di vita, tutto contemporaneamente.

Ti senti potente quando liberi bellezza sotto le dita, quasi onnisciente. Le emozioni non hanno segreti. Non c'è edulcorazione, si può esprimere rabbia, odio, dolore, amore e tutti lo capiscono, quello che provi. Io  sentivo che sarei stata capace di fare qualsiasi cosa al mondo, mentre suonavo.


La musica è verità. Non puoi mentire mentre suoni, si sente. È una sorta di lingua universale, non c'è alfabeto che tenga.

Suonare, come qualsiasi altra arte, richiede mettersi a nudo. Vuol dire far sapere agli altri anche di quelle emozioni scomode, contraddittorie.



Vuol dire raccontare l'impareggiabile maestria della "Sonata a Kreutzer" di Beethoven e allo stesso tempo far rivivere un romanzo breve di Lev Tolstoj, "La sonata a Kreutzer", ripercorrere le orme del violinista riparatosi sotto un pianoforte per sfuggire alla furia cieca del marito misogino e uxoricida Pozdnyšev.


Leggendo le righe ci si sente frammentati, come l'identità del violinista, in minuscoli pezzi, per finire trasportati in un'altra dimensione, con il riverbero delle note della tragedia  di Lily, antica ma allo stesso tempo molto attuale.


C'è cura, nelle righe delle autrici. Posso immaginare che almeno una di loro sia una musicista o che conosca molto bene tanto la  musica quanto Tolstoj.


Mi viene da pensare che Lily, in questa storia, è doppiamente sfortunata: non solo un marito della peggior specie ma non si è manco goduta il bel violinista,  che per quanto un damerino dai modi raffinati, in realtà non l'ha mai amata. Tra loro non c'è mai stato nulla e lui frequentava la casa per avere un piatto caldo gratis.


Per quanto malinconico e triste, nel suo finale, non posso fare a meno di pensare a quanta poesia e bellezza ci fosse in quella partitura, perché in fondo è cosi che possiamo paragonare questo testo: a una partitura dove vengono riportati tutti gli strumenti, ogni strumento è un personaggio. E il lettore è un po' come il direttore d'orchestra, che li legge tutti, li scova nel profondo del loro animo.

Sembra di essere dentro la sonata di Kreutzer, con "l'adagio" sostenuto del I movimento, nella soffitta, per poi passare all'andante con variazioni del II movimento, raffinato ed estatico, dove Lily e il violinista suonano insieme,  e terminare con il "Presto" del III movimento.



C'è una cosa che ho sempre invidiato a Beethoveen. Sapeva creare con il suono di un pianoforte solo, l'intensità e la polifonia di un'orchestra. Personalmente non ho mai suonato "a Kreutzer" con un violinista,  ho sempre preferito il Beethoven da solista, per solo pianoforte. Penso che lì e per l'orchestra abbia dato il meglio di sè. La sonata per pianoforte n. 8, Op. 13 in do minore, è quella che porto nel cuore più di tutte di questo immenso artista, perché è il mio violino in soffitta,la mia sonata incompiuta. Quella che smisi di studiare prima di completarla, perche non ho piu sostenuto l'esame di compimento medio.


Chissà, forse dopo queste righe la riprenderò. Forse è un segno, forse per me la doppia stanghetta di chiusura, per paragrafare un pentagramma, non è ancora finita. C'è un Allegro molto o Allegro con brio) nei quarti  movimenti della mia sinfonia, non solo in quelle di Beethoven.


Che per inciso passò gli ultimi anni della sua vita completamente sordo. Penso non esista disgrazia piu grande per un musicista, ma lui continuò a comporre comunque.

E quindi che scusa ho io, per piangermi addosso? Per non portare bellezza, per non scrivere, leggere, cantare, suonare?



Siamo vivi. Io e mio figlio siamo vivi, adesso.

Magari domani arriverà la doppia stanghetta di arresto. Magari domani il mio finale sarà tragico come la storia di Lily o sarà un infinito "Inno alla gioia".


Io non lo posso sapere se non continuo a comporre la melodia della mia vita, perché comunque finisca, alle sue visioni a volo d'uccello, io non ci non voglio rinunciare.


Grazie, care autrici. Questa recensione è servita più a me che a voi. Vi chiedo scusa per l'attesa e spero di aver reso al meglio la complessità e l'eleganza della vostra opera, raffinata come la Venezia che fa da sfondo a questa storia.


Vi lascio qui sotto tutte le musiche che ho citato nel testo. Tutte scaturiscono dalle idee della mia recensione, tranne la "Sonata a Kreutzer", che è quella eseguita da Lily e dal violinista, a cui si sono ispirate le autrici. Mi rendo conto che la musica classica sia un impegno non indifferente, per chi non è abituato, ma non durano molto, tranne la "Sonata a Kreutzer" che è piu lunga, perché vi ho messo il link integrale.



Spero susciti in voi le stesse emozioni che hanno suscitato in me e nelle autrici.



A presto,



                                       Vostra Ex Libris

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